E’ una ridente e piacevole cittadina che occupa la sommità di un assolato pianoro di origine alluvionale, situato alla sinistra del fiume Taro , in prossimità della confluenza con il torrente Pelpirana.
Nel libro di Dall’Olio “Itinerari turistici della Provincia di Parma – volume 2°” viene meritatamente chiamata il “borgo – giardino”incastonata tra boschi e vigne, dove il torrente Pelpirana precipita dal Monte Vacà, oltre che essere di fatto la gustosa capitale della trota.
Notizie storiche
L’Alta Valle del Taro fu frequentata nella preistoria, come dimostrano i numerosi referti in pietra scheggiata rinvenuti nella zona.
E Bedonia viene appunto identificata nell’antica “Bitunia” menzionata nelle tavole bronzee di Velleia.
I primi documenti storici relativi alle vicende secolari di Bedonia, risalgono alla metà del XI secolo, periodo in cui la località era soggetta al Vescovo Piacentino.
Nel secolo successivo vi ebbero giurisdizione i Malaspina, cui subentrarono nel 1275 i Landi, avendo Ubertino ottenuto dal Comune di Piacenza la giurisdizione su Bedonia, Borgotaro, Bardi e Compiano.
Successivamente i Landi ottennero nel 1312 la conferma imperiale.
A partire dal 1589 Bedonia passò ai Doria, finchè nel 1682 entrò a far parte del Ducato di Parma e Piacenza.
I Farnese vi ebbero autorità fino al 1731, anno in cui a seguito della morte del Duca Antonio, subentrarono i Borbone.
Durante il periodo Napoleonica, Bedonia fu invece aggregata al Dipartimento del Taro.
Per la cronaca va ricordato che Bedonia fu il primo paese, nell’ambito provinciale, a ribellarsi al governo borbonico e ad innalzare il tricolore. Nel 1848 in seguito ad una tumultuosa votazione, e nonostante l’intervento dei dragoni per persuadere la folla a restare fedele al duca, queste popolazioni ottennero con il loro voto che il territorio fosse aggregato alla Provincia di Piacenza, e annesso al Regno Sardo.
Volendo conoscere le vicende paesane di Bedonia, nell’epoca napoleonica, occorre prendere tra le mani le relazioni di Moreau de Saint Mery nel 1803.
Da esse trapelano curiosi fatti di cronaca e di costume come l’abitudine che alcuni bedoniesi avevano di girare la Francia, la Germania e l’Inghilterra con orsi , scimmie, cammelli, cani ed “altre bestie di divertimenti” (i cosidetti Orsanti).
Origini lontane vanta il mercato di Bedonia.
Si deve infatti a Pompeo Landi, nel 1525, gli “Ordines Merchati Plebis Bedoniae” :
“ si concende ali homini nostri de la plebe de Bedonia di poter fare il merchato nel dicto loco de la Plebe il giorno di venere, cioè ogni quindici giorni una volta tanto et non altramenti”(in archivio Pamphily di Roma)
Descrizione del borgo
A differenza di numerosi altri borghi appenninici sorti in prossimità di strette dorsali od aspre vette montuose, Bedonia non appare condizionata da esigenze di tipo difensivo.
L’insediamento si è liberamente sviluppato in corrispondenza di un sito che presenta ottime condizioni abitative la cui scelta appare ben studiata considerando fattori di tipo climatico, geologico e morfologico.
L’origine dell’abitato è di epoca recente, come testimoniato dalla linearità del suo impianto urbanistico.
I caseggiati del Centro Storico sono distribuiti su tre assi principali, tutti incentrati sulla Chiesa Parrocchiale, che costituisce il nucleo generatore dell’abitato.
Gli assi stradali evidenziano l’orientamento della viabilità antica, diretta verso Borgotaro e Tornolo.
L’alveo del Torrente Pelpirana, che tocca il fianco sud-occidentale dell’abitato, ha condizionato lo sviluppo urbanistico di Bedonia, originando una caratteristica schiera di fabbricati affacciati sul Pelpirana.
All’interno del nucleo antico di Bedonia, è evidente l’influenza estetica e culturale esercitata dalla vicina Liguria:
-
caseggiati con tendenze cromatiche non riscontrabili in altri paesi circostanti
-
toni chiari e sfumati, tipici delle borgate liguri.
Percorrendo il “vecchio borgo” si possono notare antichi manufatti, suggestivi e attraenti, che si affiancano ad un ordinato selciato in arenaria di Carniglia , realizzato negli anni trenta e che sfocia nella piazza della Chiesa Parrocchiale.
Significativi esempii di arte della pietra, sono visibili nel “vecchio borgo”:
-
nella parte superiore di Via Trieste, un portale<br> seicentesco che reca il millesimo 1676, decorato con motivi a rosetta e piccole bugne piatte, sulle quali insiste una cornice modanata affiancata da uno stemma finemente scolpito
-
nell’ingresso successivo sempre in Via Trieste si nota un secondo ingresso in arenaria orsata, caratterizzatoda un arco a botte che insiste su esili stipiti capitellati
-
nella vecchia Via Vittorio Veneto si conserva un architrave quattrocentesco, di forma irregolare è scolpito a basso rilievo, e reca un’arma nobiliare accompagnata dai millesimi 1472 – 1597
-
nell’estremità sud-orientale dell’abitato, alla destra del torrente Pelpirana , si innalza un piccolo arco trionfale in muratura con decorazione in arenaria scolpita.La tradizione loclae vuole che la costruzione sia stata eretta in occasione di una visita o passaggio di un’autorità ducale.
Bibliografia
Itinerari della Provincia di Parma – Enrico Dall’Olio – Artegrafica Silva 1976
Guida all’Appenino Parmense – Giuliano Cervi – Editrice Battei