Monte Penna

- L’Ambiente -

Il suo profilo inconfondibile emerge da un tumultuoso mare di faggi, di conifere e di castagni, il cui vertice è ferrigno e d aspro da cui al dire del Molossi (dal libro “vocabolario topografico dei Ducati di Parma,Piacenza e Guastalla” Parma Ducale 1832-1834) < sgocciolava nettare dolcissimo>, preparato da un’infinità di api per il ristoro dei pastori vaganti.

Nelle immense faggete, il ministro Ward atterrò  nel 1853, “ben quattordicimila piante delle più grosse e vistose, le quali marcirono tutte sul luogo”. Uno sfruttamento più razionale seguì nel 1872 da parte di una società inglese, poi tedesca e quindi italiana.

Ma altre sono le risorse della superba roccia:

  • rame
  • uraniof
  • ferro

Vi crescono poi per la bontà del palato fragole, lamponi e mirtilli, e funghi a cui Bedonia è debitrice per la notorietà dei suoi funghi a queste montagne, dove troviamo le stesse piante delle vallate alpine.

Il Dr. A. Hofman, scrive che il Monte Penna conserva quell’equilibrio ecologico che permette ala sopravvivenza di una relazione degli organismi vegetali fra loro e l’ambiente. L’attività dell’uomo, al di fuori dello sfruttamento delle faggete, è stato pressoché assente per cui la vegetazione spontanea, la mancanza di attività di pascolo, hanno favorito la conservazione ecologica locale.

Troviamo infatti innumerevoli piante, circa una centinaia di specie, tra le quali son ben rappresentate:

  • le felci
  • le graminacee
  • le ciparacce
  • le iuncace
  • le selinacee

- La Storia –

Ma il Monte Penna ha rappresentato sia nella storia lontana che quella vicina un luogo sacro.

Infatti fu uno degli ultimi baluardi di resistenza dei Ligures contro Roma, e soltanto nell’anno 506 dalla fondazione di Roma, il proconsole Marco Fulvio Nobiliare ebbe ragione della resistenza di questi uomini, che ha detta di Diodoro e Stradone, erano bassi di statura, ma solidi e forti tanto da “essere superiori alle fiere dei loro monti”, e che Tito Livio definisce “sicuri e flessibili” negli arti tanto da renderli i primi arrampicatori del mondo.

Su queste alture i liguri immolavano vittime al Jupiter Pennino  come dimostrano i frammenti di mattoni forse appartenuti ad una “aedicula” e ad una necropoli, affiorati nell’anticima del Penna.

La superba cima è stata poi riconsacrata alla fede cristiana, col monumentale simulacro della Madonna di San Marco, qui collocata nel 1937.

Sotto il Penna sono nati e cresciuti movimenti armati di liberazione e sono caduti per la libertà i primi uomini.

Una lapide fissate nel piedistallo della statua della Madonna, inaugurata il 12 agosto 1945, li ricorda tutti, anche i cittadini inermi ed innocenti che furono trucidati nel maggio 1944, quando quasi tutte le case  di Alpe e Setterone   furono bruciate dai nazisti, e in luglio quelle di Menta e Bruschi di Sotto.

In totale 61 cittadini dei comuni di Bedonia, Compiano e Tornolo pagarono con la loro vita.

 

 


Data di creazione: 03/12/2003
Data di modifica: 16/12/2003