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Percorso Faggio dei Tre Comuni - Trevine - Monte Penna

 

Ufficio Turistico comprensoriale Bedonia-Compiano -Tornolo.Recapito telefonico 0525/824765

E-Mail di riferimento

 
Percorso Faggio dei Tre Comuni - Trevine - Monte Penna
A cura di Giannino Agazzi

Tempo di percorrenza:            un ora e 30 minuti

Grado di difficoltà: escursionistico (impegnativo l’ultimo tratto)

 

La partenza è in località Faggio dei Tre Comuni , raggiungibile in auto, sul Monte Penna.

 

Partendo da Bedonia ci dirigiamo verso Santa Maria del Taro.
A Pontestrambo, appena oltrepassato il ponte sul Taro, seguiamo le indicazioni Alpe - Foresta monte Penna. Giunti al Passo della Tabella fermiamoci per ammirare il magnifico panorama. Agli appassionati di geologia consiglio di salire per alcuni metri sul sentiero che s’inerpica verso monte Orocco. Qui, su alcuni strati di roccia calcarea, è possibile osservare tracce fossili dei percorsi di un invertebrato antichissimo: l’“helminthoidea labyrinthica”. Parleremo più diffusamente di questi vermi di epoche lontane in un prossimo percorso che ci condurrà al monte Orocco.

Riprendiamo ora l’auto e, raggiunto il Rifugio Monte Penna, dopo soli 600 metri eccoci al bivio da cui partiremo per la nostra meta.
Prima di oltrepassare la sbarra metallica posta sulla sinistra, per iniziare la nostra escursione soffermiamoci un momento allo scopo di focalizzare ciò che incontreremo lungo il percorso. Gli alberi più diffusi sono i faggi accompagnati da più rari esemplari di maggiociondoli alpini (diversi da quelli del monte Pelpi), aceri montani, sorbi e sambuchi montani dalle splendide bacche rosse (estate inoltrata). Tra gli arbusti e le erbe possiamo scoprire lamponi, mirtilli, more, dafne (fior di stecco), rose, viole (calcarata e tricolore), sassifraghe, alchemille, ginestre, al margine della strada la gialla fioritura del senecione di bosco parassitato da un lucente coleottero,...

Ma non indugiamo oltre, superiamo la sbarra e incamminiamoci lungo la strada sterrata. La leggera discesa ci conduce ad un bivio, teniamo la destra e sbuchiamo in un piccolo prato. Di fronte a noi, verso sud-sud est, si erge la vetta del Groppetto. A questo punto cerchiamo di individuare la segnaletica bianca e rossa del C.A.I.

Attenzione, tre sono i percorsi segnalati. Uno scende a sinistra, un altro segue la strada a destra per il Faggio dei Tre Comuni, noi saliamo nella faggeta seguendo la segnaletica centrale. Dopo breve e ripida salita passiamo sotto grandi massi ofiolitici e proseguendo verso destra eccoci in una faggeta quasi pianeggiante. Continuiamo ad avanzare mantenendoci sulla sinistra sempre sotto i grandi massi del Groppetto. Quando inizia la discesa facciamo attenzione perché dopo circa quindici metri, sulla sinistra, in posizione un poco nascosta, si apre l’ingresso della caverna. L’apertura è piuttosto angusta: circa 1 metro per 0,70 (anche nei fianchi del Groppo esiste una caverna di questo tipo ma di più difficile accesso).
Ora, dopo esserci infilati un maglione possiamo entrare.

La grotta detta anche “Buca del diavolo” è lunga 25 metri. “L’origine per frana, oltre che dalla presenza di volte costituite da massi incastrati, si manifesta nella caratteristica sezione trasversale in forma di V stretta e capovolta, le cui gambe sono costituite dalle pareti di due massi ciclopici. Il fondo della cavità è occupato da uno spesso strato di terriccio accumulatosi grazie alle acque piovane; questo terriccio si mostra tutto sconvolto da scavi praticati per ricerche preistoriche in diverse occasioni, ma sempre con risultati negativi. Nella grotta venne catturato dal sig. A. Dodero nel 1896 l’Anophtalmus Gestroi”, (A. De Marchi “Guida naturalistica del Parmense”).

Usciti dalla grotta, scendiamo sulle tracce di un sentiero indicato dalla segnaletica sui fusti degli alberi e in pochi minuti ci ritroviamo nella sella che divide il Groppetto dal Groppo. Attraversato il prato continuiamo lungo il percorso segnato dal C.A.I. che sale su una stradina semiabbandonata. Tenendo la sinistra giungiamo alla fine di questa strada. La solita segnaletica ci indica una traccia di sentiero a destra che sale rapidamente pei condurci verso la cima del Groppo. Durante quest’ultima, faticosa salita, possiamo scoprire piccoli cocci di laterizi d’epoca romana. Soltanto 50-60 anni fa si trovavano embrici, tegoloni, mattoni quasi completi, ma in questi anni, almeno in superficie, quasi la totalità degli esemplari è stata asportata. Anche nel lato opposto (versante sud) erano diffusi questi reperti. Ciò induce ad ipotizzare come già fece Giorgio Monaco (1947) che “la costruzione da cui provengono i frammenti (...) è da localizzarsi” in “uno spiazzo di circa quattro per quattro metri” sito all’estremità ovest dell’anticima. (Corrado Truffelli in “Aurea Parma” gennaio-aprile 2000).

Usciti dal bosco, percorriamo l’ultimo tratto su prato e roccia ed ecco raggiunti i 1347 metri della vetta del Groppo. Verso ovest, in alto, ci appaiono le possenti pareti delle Trevine, più sotto il Groppetto. A destra, in lontananza, le praterie del monte Orocco.

 Al ritorno percorriamo lo stesso sentiero fino alla sella fra Groppo e Groppetto. Qui, senza salire di nuovo alla caverna del Groppetto, aggiriamo lo stesso verso destra (versante nord—est) percorrendo la carraia all’inizio pianeggiante, poi in salita fino al praticello da cui ci siamo inerpicati fino alla caverna del Groppetto. Ora ripercorrendo l’ampia strada sterrata, in circa 20 minuti, raggiungiamo la sbarra e il bivio dove abbiamo lasciato l’auto.

 

Collaborazione di Giannino Agazzi 

 


Data di creazione: 13/12/2003
Data di modifica: 13/12/2003
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